DETTI & ‘RIDETTI’

DETTI & ‘RIDETTI’

Acqua, vento e sole rovente: un pizzico di saggezza popolare.

La conoscenza e la tradizione contadina si affidavano spesso in passato all’osservazione del cielo e dei fenomeni atmosferici per poter prendere decisioni che spesso si rivelavano cruciali nella vita di tutti i giorni.

Da queste osservazioni sul tempo sono spesso nati dei proverbi e detti con significati del resto veritieri sulla natura umana e sui rapporti sociali, per esempio:

“Acqua davanti e ventu darrè” che usa la simbologia della nave e degli antichi marinai, con il vento a poppa e il mare a prua fendendolo inesorabilmente. Un proverbio che incita a lasciarci alle spalle chi si rivela falso e maligno.

Altri modi di dire ci portano a riflettere su quel sole cocente che per mesi e mesi bacia la Sicilia e che, nel bene e nel male, la fa da padrone.

Padre padrone, si direbbe! Quel sole che ci dà il nostro buon pane asciutto e croccante e gli straordinari fichi e pomodori secchi (questi ultimi chiamati anche ‘chiappi’).

Ecco un detto che enfatizza la magia di questo Astro: “Sutta lu suli si maturanu li cosi” per sottolineare quanto sia assolutamente indispensabile alla vita di tutto, o anche solo per suggerire metaforicamente che bisogna dare tempo al tempo per poter veramente crescere ed ottenere qualcosa di buono. Una vera e propria lezione di sapienza contadina di cui dovremmo davvero far tesoro nel mondo iperconnesso di oggi.

Quel sole che ci regala anche la tradizionale ‘mostarda’ siciliana (fatta con il mosto fresco) e la cosiddetta ‘cotognata’ ricavata dalle mele cotogne alla fine della lunga stagione estiva.

Forse paradossalmente, quest’Astro benevolo è anche lo stesso sole che secca e inaridisce tutto. Nel celebre romanzo Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, il sole siciliano è descritto come un elemento violento e assoluto. Per citarne solo qualche breve passaggio:

«Il sole […] si rivelava come l’autentico sovrano della Sicilia: il sole violento e sfacciato, il sole narcotizzante […]»

«Questo clima che c’infligge sei mesi di febbre a quaranta gradi: Maggio, Giugno, Luglio, Agosto, Settembre, Ottobre; sei volte trenta giorni di sole a strapiombo sulle teste».

Agosto è ormai alle porte ed ecco cosa dice un famoso proverbio siciliano sempre sulle labbra del mio caro nonno: “Austu è capu di ‘nvernu”, accennando ai forti e immancabili temporali pomeridiani di fine stagione.

Alcuni detti sono toponomastici, cioè si riferiscono a posti e città siciliani dove il tempo può essere particolarmente estremo:

“Si voi pruvari li peni di lu ‘nfernu, lu ‘vernu a Missina, e la stati a Palermu.” (Se vuoi soffrire le pene dell’Inferno, prova l’inverno messinese e l’estate palermitana).

E voi, tra il gelo di Missina e la vampa di Palermo, da che parte fuggireste?

E se volessimo metterla in termini culinari: cosa scegliereste, gli arancini o le arancine?

Ma questo è un tema per il prossimo articolo di Detti & ‘Ridetti’

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